Casablanca – La Camera di Commercio Italiana in Marocco inaugura la nuova collaborazione raggiunta con l’ONG Soleterre www.soleterre.org. L’associazione italiana, che si occupa della promozione di diritti umani, opera in Marocco e a livello internazionale con vari Paesi: Costa d’Avorio, El Salvador, Guatemala, Congo, Ukraina e India. (Cote d’Ivoire, El Salvador, Guatemala, Maroc, République Démocratique du Congo, Ukraine, Inde). Fondata nel 2002 a Milano Soleterre promuove una cultura di pace in tutti quei Paesi caratterizzati da una forte emigrazione verso l’Italia e l’Europa, con progetti di sviluppo economico e sociale.

In Marocco opera a Casablanca, Fez, Marrakech, Rabat/Salé, Tanger e Agadir con programmi specifici su diritti umani ( sostegno alle ragazze madri e ai bambini abbandonati); immigrazione e sviluppo economico, salute ( sostegno a progetti di natura oncologica e pediatrica), impresa sociale (assistenza tecnica a cooperative femminili e artigianali per il mercato equo)

Intervista alla responsabile  Sonia Drioli rappresentante in Marocco

Cosa vi ha spinto ad operare in Marocco?
A: Soleterre è una Fondazione italiana ma opera in Marocco dal 2003: si tratta del primo Paese del Sud del Mondo in cui abbiamo aperto le attività. Ora operiamo in 7 Paesi, Italia inclusa, ma il Marocco rimane per noi un’area prioritaria, da cui sviluppiamo anche cooperazione Sud-Sud con altri Paesi dell’Africa francofona (Costa d’Avorio, Burkina Faso).
In Marocco sono attivi entrambi i programmi di Soleterre: programma Salute e programma “Lavoro”, ovvero inserimento socio-economico di categorie svantaggiate ma con capacità imprenditoriali o profili brillanti.  Molti beneficiari del nostro Programma di inserimento al Lavoro, in Marocco, sono persone migranti provenienti da altri Paesi dell’area dell’Africa francofona.  Attualmente stiamo partecipando a dinamiche che coinvolgono anche l’Italia nel processo, favorendo, con alcuni partenariati ad hoc, anche i tirocini formativi in Italia a cui deve seguire il placement del giovane in Marocco.
Incoraggiamo in questo modo i percorsi di migrazione regolare e valorizziamo la circolarità migratoria, cosa che ci sembra, al giorno d’oggi, condizione necessaria per garantire una pacifica e proficua mobilità e convivenza tra le diverse culture.

Qual è attualmente lo stato di evoluzione dei diritti umani in Marocco?
A: In forte evoluzione. Poche settimane fa il CNDH (Consiglio Nazionale per i Diritti Umani), organo istituzionale consultativo, ha proposto di abolire alcune leggi ormai anacronistiche e superate dalla realtà di buona parte della società, quali quella che criminalizza i rapporti prematrimoniali, ed altre leggi collegate alla vita privata degli individui.Permangono disparità tra i diversi strati della società e un Marocco estremamente moderno e benestante coabita con un Marocco molto più tradizionale e con scarse possiblità economiche, ma tutto questo avviene in un quadro di generale apertura e tolleranza che rende il Paese, comunque, un faro interessante e moderato tra i Paesi arabi. L’atteggiamento dei marocchini verso gli stranieri, siano essi turisti, uomini d’affari o espatriati, è estremamente accogliente e positivo. Numerose, tra l’altro,  le agevolazioni per chi sceglie di impiantare in Marocco società, filiali o indipendenti.

Economia sociale e solidale in Marocco, qual è lo stato dell’arte della situazione reale del Paese?
A: C’è molto fermento sul tema e si discute da anni di una legge ad hoc sull’impresa sociale. Tuttavia, al di là della teoria, spesso l’economia sociale in Marocco viene confusa (anche dagli stessi operatori di cooperazione internazionale) con delle esperienze puramente sociali o con delle operazioni di integrazione lavorativa “caritatevole”.
Non va dimenticato invece che l’economia sociale crea esperienze che hanno sul mercato un valore ed una tenuta reale. Per questo è importante che il terzo settore, locale e internazionale, colloqui senza timore con il mondo delle aziende profit e ne comprenda il linguaggio. Un consulente che seleziona startup, deve comunque avere una reale visione – ed esperienza – imprenditoriale. Questo sia nel caso di incubazione di imprese puramente commerciali che di imprese sociali (ovvero imprese con uguale efficienza economica  ma con lo scopo di avere utilità civica e impatto positivo sulla comunità).
Lo stesso discorso vale per un recruiter che seleziona giovani per ruoli da impiego salariato: non è possibile farlo esclusivamente con un occhio “sociale” perchè nessuna azienda assume esclusivamente per questo motivo, neppure in Europa. Tantomeno in Marocco. Anche il nostro lavoro di “agenzia interinale per persone in difficoltà” non prescinde quindi in alcun modo dalla competitività e dal valore dei profili che selezioniamo. Si tratta piuttosto di dare opportunità, anche tramite delle borse di stage con prospettiva di impiego stabile, a giovani che altrimenti per la loro provenienza (geografica, sociale, per appartenenza a categorie vulnerabili come quella delle persone migranti o dei giovani senza famiglia, e via dicendo) faticherebbero molto più degli altri ad aprire le porte di un vero impiego: ma questa parte spetta a noi, e non coinvolge le aziende. Le aziende possono invece, eventualmente, considerare la collaborazione con noi e la partecipazione a questa dinamica come una operazione di RSE, che comporta anche un interessante impatto in termini di visibilità per l’azienda stessa.
In Marocco esiste un notevole bacino di giovani talenti “invisibili”, molto preparati in settori di punta come l’intelligenza artificiale, il Big Data, lo sviluppo di App e Web, l’industria 4.0 e via dicendo: si tratta solo di saperli identificare e di saper dare loro la giusta opportunità.

Q: Quali Start- Up siete riusciti a realizzare grazie al vostro programma di supporto?
A: Dal 2014 in poi sono state selezionate, accompagnate e finanziate più di 30 startup. La maggior parte sono SARL ma abbiamo anche alcuni casi di Cooperative di Servizi. I settori sono molto diversificati: ristoranti, imprese di pittura di interni, lavaggio auto, agricoltura biologica, scuole di lingua e scuole materne, agenzie di comunicazione e informatica.Ogni startup riceve un fondo che varia tra i 3000 e i 15000 euro, a seconda del suo Business Plan; è richiesto un contributo da parte degli imprendtori, che devono essere almeno tre persone. A distanza di mesi o anni, la startup raggiunge il suo “Break Even Point” ovvero inizia a guadagnare avendo ammortizzato i costi di avvio attività, e a quel punto il contratto di finanziamento prevede il rimborso di una piccola parte del fondo ad una associazione locale. In altri termini, la startup corona il suo successo svolgendo una mini azione di Responsabilità Sociale di Impresa (RSI).  Questo meccanismo di gestione del fondo di startup sta funzionando molto bene. A seguito del finanziamento, che avviene per la stuttura già creata (registrata, nel caso delle SARL, e costituita nel caso delle Cooperative) il nostro monitoraggio si sviluppa su un periodo di 3 anni circa e prevede anche formazioni di vario tipo, incluse quelle in Marketing e Comunicazione di impresa. Il tutto ruota attorno al nostro Centro HUB, cogestito con una associazione locale che è il nostro principale partner, e che porta il nome di Es.Maroc.org (Entreprise Sociale).L’HUB ha la sua sede principale a Rabat, nel quartiere Ocean (https://goo.gl/maps/H62XpaMSB4HNxHuU9) e ha una sede distaccata a Tangeri in fase di sviluppo.

Una Storia di Successo che avete il piacere di raccontare e prossimi obiettivi
A: Il nostro primo bando per microimprenditori è stato lanciato due volte: non rispondeva quasi nessuno. Nel 2019 invece abbiamo ricevuto più di 90 proposte in tutto, da gruppi di 3 o 5 soci. Sono i gruppi ancora in fase di selezione e verranno selezionati/finanziati a breve. Vedere il nostro Centro HUB di persone convocate per i primi step dell’accompagnamento (si parla di circa 400 persone, che hanno risposto a bandi pubblicati online) è una soddisfazione enorme: vuol dire che ci sono le idee, e che i giovani si fidano  dell’incubatore.

Noi ci fidiamo di loro.